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Nasce la Consulta: il primo passo verso il terzo Statuto d'Autonomia
L'intervento di Chiara Avanzo in Consiglio provinciale, in dichiarazione di voto del disegno di legge 104, che sancisce la nascita della Consulta, l'organo che darà vita alla bozza del nuovo Statuto d'Autonomia
 
Quello che stiamo per votare rappresenta un documento fondamentale per la nostra Autonomia.
Desidero innanzitutto ringraziare tutti per il contributo dato: il dibattito in quest'aula è solo l'inizio di un percorso. Un percorso che – come ho già avuto modo dire - non sarà facile, né privo di ostacoli.
Proprio ieri, come forse sapete, a Roma si è tenuto un importante momento di confronto, in occasione della presentazione della relazione conclusiva dell'indagine dell'indagine conoscitiva sulle problematiche concernenti l'attuazione degli Statuti delle Regioni ad autonomia speciale, promossa dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali.
Un documento che rappresenta uno straordinario strumento di lavoro e che ci permette di fare ampie riflessioni sul cammino fatto e, soprattutto, su quanto ancora c'è da fare.
Sono state messe in luce le molte conquiste fatte dalla nostra Autonomia, ma anche indicati i passi necessari per poterla far crescere e sviluppare ulteriormente.
E una cosa è stata messa definitivamente in chiaro: la revisione dello Statuto non è qualcosa che possiamo rimandare, ma un passaggio obbligato, non solo per salvaguardarlo, ma anche per cogliere le nuove opportunità che la Riforma costituzionale di offre.
Autonomia è una parola che ha una doppia valenza. Positiva, quando si parla di emancipazione e autogoverno, meno positiva quando alla stessa si attribuisce il senso dell'isolamento. 
La riforma del titolo V, infatti, con il ri-accentramento delle competenze in capo alle Regioni a statuto ordinario, è destinato a creare – come evidenziato anche nella relazione – un divario marcato tra queste e le autonomie speciali. 
In un momento così delicato per l'assetto istituzionale italiano, non dobbiamo dimenticare che – come il professor Silvestri, presidente emerito della Corte Costituzionale ha avuto modo di ribadire - le autonomie speciali non sono nate per una volontà politica frutto di necessità contingenti, ma da precise caratteristiche storiche e culturali, in risposta a esigenze peculiari dei territori. 
Essere autonomi significa prima di tutto assumersi la responsabilità delle scelte. Scelte che determinano lo sviluppo e la crescita del territorio e, soprattutto, il benessere dei cittadini.
 E' questo il fine ultimo di chiunque si dedichi alla politica e questo è il principio sul quale si fondano le autonomie stesse.
Nel caso particolare della nostra terra, dove da più di mille anno convivono popoli di lingua diversa, l'Autonomia è nata su impulso di un grande statista, Alcide De Gasperi, che con grande lungimiranza comprese l'importanza di salvaguardare le peculiarità dei suoi abitanti per permettere il fiorire di un territorio, garantendo la prosperità, e qualcosa di ancora più prezioso, la Pace. 
Non è per caso che la prima clausola di salvaguardia dell'Autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol si trova nel trattato di Pace internazionale di Parigi. Tuttavia il percorso storico ha portato alla necessità di rivedere già una volta il nostro Statuto, uno Statuto che pone proprio la Convivenza e il rispetto delle culture al primo posto. Come dicevo poc'anzi, in risposta al processo di riforma costituzionale, siamo chiamati a revisionare il nostro Statuto.
Il testo che nascerà, frutto del lavoro delle due Province, permetterà di armonizzare il rapporto tra la nostra specialità e il Governo, nella chiave individuata anche da questa Commissione.
Ma un ruolo chiave lo giocherà ancora una volta il Consiglio regionale, che proprio in questa fase recupera la sua vera ragione d'essere, quella che auspicabilmente manterrà anche dopo la revisione, ovvero di essere il luogo di incontro tra la popolazione trentina e quella sudtirolese, unite non solo da un percorso storico comune, ma da coincidenti interessi sociali, culturali ed economici. Entrando nel merito della Riforma in atto a Roma, lo strumento pattizio, che nel caso del Trentino-Alto Adige ha evidenziato la sua efficacia, deve trovare una sua più chiara codificazione. 
E solo attraverso lo Statuto potremo meglio inquadrarlo giuridicamente.
Le stesse Commissioni paritetiche, che nel caso del Trentino in particolare hanno funzionato, necessitano di strumenti ancora maggiori per poter lavorare al meglio, di un maggiore raccordo con gli organi legislativi regionali da una parte, e di maggiori garanzie nei tempi delle risposte da parte del Governo dall'altra.
Ci troviamo dunque in una fase fluida, in cui occorre programmare il futuro.
Il rischio che non possiamo correre è quello di un livellamento verso il basso.
Dobbiamo rispondere con forza a chi dice che alle Regioni e le Province autonome devono essere tolte le competenze per omologarle a quelle delle altre Regioni. Se si vuole portare tutti allo stesso livello, allora si dovrà guardare in alto, e non in basso. Le autonomie speciali devono essere sempre più esempio virtuoso e parte attiva nel contribuire alla crescita dell'intera nazione.
Il diritto all'Autonomia è  anche un dovere nei confronti dello Stato, di essere sempre attivi nei processi solidali e di sussidiarietà.  
Anche in quest'ottica sono convinta che si debba dare fiducia a coloro che hanno dimostrato di saper ben amministrare e gestire le competenze loro assegnate.
E mi riferisco in particolare alla gestione dei rapporti finanziari con lo Stato. 
E' evidente quindi che il percorso che le Autonomie sono chiamate a fare è tutt'altro che semplice.
Per questo oggi dobbiamo votare convintamente questo disegno di legge che ci permetterà di avere uno strumento democratico e funzionale, che rappresenta il primo, imprescindibile passo, in un cammino che ci vedrà protagonisti. 
Il futuro delle Autonomie è il futuro della nostra stessa Nazione. 
Esse rappresentano una conquista della nostra democrazia, lo strumento con il quale sono state riconosciute le peculiarità dei territori e valorizzata quella pluralità culturale che rappresenta la vera ricchezza del nostro Paese.
 

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Consigliere Chiara Avanzo Euregio Regione Trentino Alto Adige Provincia autonoma di Trento