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La Riforma dello Statuto: una occasione da cogliere per il futuro dell'Autonomia
Il futuro dell'Autonomia passa per la revisione dello Statuto. Non una possibilità, ma una scelta obbligata. Il mio pensiero nell'articolo puibblicato sul Corriere del Trentino, sabato 31 gennaio 2016

La revisione dello Statuto non è qualcosa che possiamo rimandare, ma un passaggio obbligato, non solo per salvaguardarlo, ma anche per cogliere le nuove opportunità che ci offre la Riforma costituzionale, in questi mesi all'esame del Parlamento.
Per questo è stato necessario prima di tutto immaginare un percorso, una strada da seguire per poter affrontare una sfida tutt'altro che semplice e priva di ostacoli. Il primo passo di questo cammino è  stata la creazione della Convenzione a Bolzano e ora della Consulta a Trento, organi che avranno il compito delicato di elaborare la prima bozza della Carta su cui si fonderà l'Autonomia di domani. Non è un tema che riguarda solo noi, ma tutte le Regioni a Statuto speciale italiane.
Nei giorni scorsi a Roma ho avuto modo di partecipare a un importante momento di confronto, in occasione della presentazione della relazione conclusiva dell'indagine conoscitiva sulle problematiche concernenti l'attuazione degli Statuti delle Regioni ad autonomia speciale, promossa dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali. Un documento che rappresenta uno straordinario strumento di lavoro e che ci permette di fare ampie riflessioni sul cammino fatto e, soprattutto, su quanto ancora c'è da fare.
Sono state messe in luce le molte conquiste fatte dalla nostra Autonomia, ma sono stati anche indicati i passi necessari per poterla far crescere e sviluppare ulteriormente.
Autonomia è una parola che ha una doppia valenza. Positiva, quando si parla di emancipazione e autogoverno, meno positiva quando alla stessa si attribuisce il senso dell'isolamento. 
La riforma del titolo V, infatti, con il ri-accentramento delle competenze in capo alle Regioni a statuto ordinario, è destinato a un divario marcato tra queste e le autonomie speciali.  In un momento così delicato per l'assetto istituzionale italiano, non dobbiamo dimenticare che – come il professor Silvestri, Presidente emerito della Corte Costituzionale ha avuto modo di ribadire - le autonomie speciali non sono nate per una volontà politica frutto di necessità contingenti, ma da precise caratteristiche storiche e culturali, in risposta a esigenze peculiari dei territori.  Essere autonomi significa prima di tutto assumersi la responsabilità delle scelte. Scelte che determinano lo sviluppo e la crescita del territorio e, soprattutto, il benessere dei cittadini.  E' questo il fine ultimo di chiunque si dedichi alla politica e questo è il principio sul quale si fondano le autonomie stesse. Nel caso particolare della nostra terra, dove da più di mille anni convivono popoli di lingua diversa, l'Autonomia è nata su impulso di un grande statista, Alcide De Gasperi, per permettere il fiorire di un territorio, garantendo la prosperità, e qualcosa di ancora più prezioso, la Pace.  Non è per caso che la prima clausola di salvaguardia dell'Autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol si trova nel Trattato di Parigi. Tuttavia il percorso storico ha portato alla necessità di rivedere già una volta il nostro Statuto, uno Statuto che pone proprio la convivenza e il rispetto delle culture al primo posto.
Il testo che nascerà dal processo di revisione a cui abbiamo ora dato il via, frutto del lavoro delle due Province, permetterà di armonizzare il rapporto tra la nostra specialità e il Governo.  Ma un ruolo chiave lo giocherà ancora una volta il Consiglio regionale, che proprio in questa fase recupera la sua vera ragione d'essere, quella che auspicabilmente manterrà anche dopo la revisione, ovvero di essere il luogo di incontro tra la popolazione trentina e quella sudtirolese, unite non solo da un percorso storico comune, ma da coincidenti interessi sociali, culturali ed economici. Entrando nel merito della Riforma in atto a Roma, lo strumento pattizio, che nel caso del Trentino-Alto Adige ha evidenziato la sua efficacia, deve trovare una sua più chiara codificazione.  E solo attraverso lo Statuto potremo meglio inquadrarlo giuridicamente.
Le stesse Commissioni paritetiche, che nel caso del Trentino e dell'Alto Adige hanno funzionato, necessitano di strumenti ancora maggiori per poter lavorare al meglio, di un maggiore raccordo con gli organi legislativi regionali da una parte, e di maggiori garanzie nei tempi delle risposte da parte del Governo dall'altra.
Ci troviamo dunque in una fase fluida, in cui occorre programmare il futuro.
Il rischio che non possiamo correre è quello di un livellamento verso il basso.
Dobbiamo rispondere con forza a chi dice che alle Regioni e le Province autonome devono essere tolte le competenze per omologarle a quelle delle altre Regioni. Se si vuole portare tutti allo stesso livello, allora si dovrà guardare in alto, e non in basso. Le autonomie speciali devono essere sempre più esempio virtuoso e parte attiva nel contribuire alla crescita dell'intera nazione.
Il diritto all'Autonomia è  anche un dovere nei confronti dello Stato, di essere sempre attivi nei processi solidali e di sussidiarietà.  
Anche in quest'ottica sono convinta che si debba dare fiducia a coloro che hanno dimostrato di saper ben amministrare e gestire le competenze loro assegnate.
E mi riferisco in particolare alla gestione dei rapporti finanziari con lo Stato. 
E' evidente quindi che il percorso che le Autonomie sono chiamate a fare è tutt'altro che semplice.
Il futuro delle Autonomie è il futuro della nostra stessa Nazione. 
Esse rappresentano una conquista della nostra democrazia, lo strumento con il quale sono state riconosciute le peculiarità dei territori e valorizzata quella pluralità culturale che rappresenta la vera ricchezza del nostro Paese.
 

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Consigliere Chiara Avanzo Euregio Regione Trentino Alto Adige Provincia autonoma di Trento