Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare i servizi e l'esperienza di navigazione. Chiudendo questo banner, scorrendo la pagina web o cliccando qualunque altro suo elemento acconsentirai all'uso dei cookie. Se vuoi avere maggiori informazioni o sapere come negare il consenso a tutti o ad alcuni dei cookie clicca qui
Ho capito

La Nostra Autonomia<< Torna indietro

DIFENDERE, VALORIZZARE E RINVIGORIRE IL PATRIMONIO COLLETTIVO DELL’AUTONOMIA
 

La nostra esperienza autonomistica sta attraversando una fase delicatissima che rischia di minare  alla  radice  il  nostro  diritto  all’autogoverno  e  la  nostra  possibilità  e  capacità  di crescita civile ed economica. La  caduta  della  ricchezza  nazionale  ha  drammaticamente  evidenziato  il  peso  del  debito pubblico nazionale.  Per  affrontare  questa  grave  situazione,  gli  ultimi  governi  hanno pensato che una soluzione possibile fosse quella di ridurre indiscriminatamente le risorse a disposizione delle autonomie, in particolare di quelle sociali.  I  tagli  lineari  hanno  colpito  senza distinzioni tutti,  sia  chi  ha  creato deficit enormi  sia  chi, come  il  Trentino,  ha  avuto  una  gestione  virtuosa  delle  risorse  pubbliche,  senza  deficit  e senza oneri aggiuntivi per lo Stato.  Allora perché rimuovere il senso e il valore di un’esperienza che può servire al Paese, forse ancora prima che a noi? La costruzione del Trentino che oggi conosciamo è cresciuta con l’Autonomia e con la nostra capacità di autogovernarci.  
 

Non possiamo disgiungere la nostra identità dalla nostra Autonomia. 
 

La  prima  azione  di  difesa  contro  questo  pericolo  è  quella  di  recuperare  consapevolezza diffusa nella nostra società di quanto sia importante il valore dell’Autonomia, perché essa è  una  responsabilità  di  tutti,  e  tutti  devono  concorrere  a  renderla  appropriata,  sentita, rispettosa dei principi di sussidiarietà e di buona amministrazione.  Dovremo  impegnarci  a  fondo  su  questo,  a partire  dalla  scuola,  per far  conoscere  a tutti  i trentini il perché dell’Autonomia e le sue potenzialità per il futuro della nostra terra. 
 
Immaginiamo  un‘Autonomia  comprensiva,  che  porti  più  soggetti  in  campo,  allarghi  la partecipazione,  conserva  e  valorizza  le  minoranze  linguistiche,  promuove  nuove  imprese, istituzioni  nuove,  nuove  forme  collaborative,  nuovi  poteri  delegati  ai  livelli  più  bassi.  In questa  prospettiva  non vogliamo  intendere  la  Provincia  Autonoma  come  un  sistema chiuso, autoreferente, burocratico e, ancor meno, totalizzante.  L’Autonomia è della comunità, con tutte le sue espressioni pubbliche e private.  Il  secondo  fronte  è  quello  della  riscrittura  dell’assetto  giuridico  e  istituzionale.  L’attuale Statuto non è più in grado di rappresentare correttamente la realtà istituzionale prodotta dalle   norme   di   attuazione,   dalla   capacità   progettuale   delle   due   province,   e   dalla giurisprudenza costituzionale.  
 
Per  assicurare  il  mantenimento  della  capacità  di  autogoverno  raggiunta  dalla  nostra Comunità occorre un nuovo progetto.  Intendiamo  lavorare  per  un  nuovo  assetto  che  confermi  l’unicità  dello  Statuto  e  della Regione ma che abbia la forza e il coraggio di rivederne il ruolo rendendolo più funzionale e coerente  con  i  tempi  mutati.  Viviamo  in  una  terra  di  transito  a  sud  del  Brennero,  una terra di equilibri naturali delicati, di lingue e culture composite, di dimensioni ridottissime.  Dobbiamo  guardare  al  mondo  consapevoli  di  queste  caratteristiche  e  della  necessità  di muoverci insieme all’Alto Adige/Südtirol sia nelle grandi scelte strategiche che nelle azioni concrete. La nuova Regione, in questa prospettiva, non potrà più essere una sovrastruttura ambigua e  dalle  competenze  deboli.  Dovrà  essere  una  struttura  nuova,  rivista  nei  suoi  assetti  e vocata  a  essere  spazio  di  concertazione  e  di supporto  alle  due  Autonomie,  quella  del Trentino e quella dell’Alto Adige/Südtirol, che non possono più permettersi di muoversi in modo scoordinato, se non addirittura divergente.  
 
Per queste imprescindibili motivazioni la nuova Regione dovrà essere un avamposto su cui costruire una piattaforma istituzionalmente coerente e funzionale per una fattiva coesione programmatica e operativa tra le due Autonomie Provinciali.  C’è  un  orizzonte  più  ampio  su  cui  ci  siamo  già  impegnati  e  che per  noi  è  assolutamente naturale,  l’Euregio.  Non  abbiamo  concepito  l’Euregio  come  un’operazione  nostalgia.  Non vogliamo celebrare una realtà scomparsa dalla storia. Tutt’altro: pensiamo che proprio la dimensione  super-regionale,  transfrontaliera,  di  territori  che  sentono  di  appartenere  alla stessa costola della storia, sia un elemento di grande modernità.  

E poi la nostra dimensione identitaria è costruita sulla geografia, anzi sull’orografia, perché ci uniscono la montagna, le Alpi. Per noi è significativo essere uniti dalla montagna, perché è un crogiolo di valori e accomuna più di qualunque altro tipo di territorio. Con il Tirolo il legame  non  solo  è  storico,  culturale,  ma anche  proiettato  sul  futuro,  saldato  fortemente all’esperienza reale e ai suoi bisogni di crescita. Con la nascita dell’Euregio abbiamo voluto “istituzionalizzare” questo legame delle regioni alpine ed ora il nuovo passaggio alpina è quello di coinvolgere maggiormente i cittadini di queste nostre regioni. Non basta il pur necessario accordo dei vertici istituzionali delle tre realtà regionali.  
 
La  collaborazione  fra  le  tre  regioni  può  crescere  solo  se  è  vissuta  come  appartenenza comunitaria  da  tutto  il  corpo  sociale,  attraverso  collaborazioni  economiche,  imprese comuni, scambi nelle scuole, tirocini di formazione. Allo stesso tempo è necessario puntare maggiormente su una dimensione di collegamento con l’Europa in particolare con le regioni alpine e mantenere saldi i rapporti con le stesse.  La  nostra  Provincia  dovrà  valorizzare  in  particolare  il  suo  collegamento  con  le  istituzioni europee per cogliere appieno le opportunità di scambio culturale e di utilizzo delle risorse europee per lo sviluppo. 
 
Il terzo fronte è quello di un rinnovato accordo con lo Stato riguardo ai rapporti finanziari.  I governi passati non hanno considerato che l’Autonomia trentina in tutti questi anni si è presa  carico  di  finanziare,  con  il  suo  bilancio,  molti  servizi  pubblici  (come  l’Università,  gli ammortizzatori  sociali,  la previdenza)  che  in  altre  Regioni,  anche  a  statuto  speciale,  sono finanziati con il bilancio statale. Insomma, i governi hanno tagliato in modo uguale realtà molto diverse. È un atteggiamento che ha creato molte ingiustizie. Pensiamo  di  contestare  in  modo  netto,  con  forza  e  convinzione,  l’idea  che  tagliando le autonomie  si  risani  il  Paese,  anche  per  una  ragione  di  fondo:  per  quel  che  riguarda  il Trentino,  non  siamo  il  problema,  siamo  la  soluzione.  Se  tutte  le  amministrazioni  locali avessero seguito i nostri criteri di prudenza, di correttezza, di buona gestione delle risorse pubbliche, l’Italia non avrebbe il secondo più elevato deficit del mondo. 
 
L’incongruenza  nel  comportamento  degli  ultimi  governi  sta  proprio  in  una  convinzione errata:  che  le  autonomie,  senza  distinzioni  e  valutazioni  di  merito,  abbiano  vissuto  al  di sopra  delle  loro  possibilità;  che  più  autonomia  significhi  più  spese  e,  di  conseguenza,  più deficit.  A  chi  ci  rinfaccia  i  nostri  “privilegi”,  rispondiamo  che  abbiamo  solo  gestito  bene  risorse nostre.  Ma  se  lo  Stato  ci  chiede  di  partecipare  alla  nuova  fase  di  risanamento  dei  conti pubblici, rispondiamo favorevolmente, perché non siamo un’isola, e perché anche secondo noi si deve avere un apparato pubblico più snello, più efficiente e meno costoso.  Se faremo così, la nostra Autonomia potrà aprire una nuova stagione di crescita e potremo indicarla come un modello, non come un’eccezione, o addirittura una patologia. 
 
E’  su  queste  basi  che  vogliamo  costruire  un  nuovo  accordo  con  lo  Stato  (garantito  da norme  di  attuazione)  che  assicuri  equità  nella  distribuzione  dei  concorsi  tra  le  diverse autonomie  speciali,  il  pieno  rispetto  delle  prerogative  statutarie  che  prevedono  la devoluzione  dei  nove  decimi  (e  quindi l’impossibilità  dello  Stato  di  imporre  riserve all’erario),  piena  autonomia  nell’impiego  delle  risorse,  il  riconoscimento  della  potestà tributaria di cui all’accordo di Milano.  Nel  contempo  confermiamo  la  disponibilità,  in  un’ottica  di  responsabilità,  al  concorso  al risanamento della finanza pubblica con il sistema del residuo fiscale e tramite l’assunzione in  capo  alla  Provincia  di  spese  sostenute  dallo  Stato  sul  nostro  territorio  (delega  agenzie fiscali, attività di supporto alla giustizia e pensioni sociali).

L’obiettivo è anche quello di impostare la possibilità di proporre allo Stato nuove norme di attuazione  nei  campi  della  tutela  ambientale,  del  rapporto  tra  livelli  essenziali  delle prestazioni  sociali  e  il  nostro  welfare,  del  trasferimento  di  assi  stradali,  delle  regole  di reclutamento degli insegnanti, delle procedure di concessioni idroelettriche, di orari degli esercizi commerciali, e della disciplina di affidamento dei lavori pubblici. La  responsabilità  che  avvertiamo  ci  porta  comunque  al  dovere  di  ripensare  alla  nostra Autonomia, non nel senso della sua riduzione, ma in quella della sua maggiore efficienza, della sua più mirata concretezza, di una sua più elevata capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini, delle famiglie e delle imprese.  
 
Un  assetto  che  sia  più  semplice,  funzionale,  aperto  alla  partecipazione  e  capace  di valorizzare le nostre migliori energie pubbliche e private. Non uno Stato in miniatura che fa del centralismo l’anima del suo essere e del senso del suo agire. Autonomia è Comunità, con le sue molte anime messe a sintesi dal bene comune.  Per  questo  confermiamo    alle  Comunità  di  valle  il  ruolo di  strumento di  trasferimento  ai territori  della  programmazione  sociale  e  dello  sviluppo  ma  anche  di  luogo  politico  e istituzionale che favorisca lo sforzo di realizzare una visione comune ed una coesione delle nostre valli e dei nostri territori.  Allo  stesso  tempo  vogliamo  riformare  l’assetto  istituzionale  delle  stesse  per  renderle  più snelle  e  capaci  di  funzionare  e  per  recuperare  ai  Comuni  una  maggiore  dimensione  di protagonismo e condivisione nei meccanismi di governance.  Dovremo  lavorare  per  completare  e  accelerare  il  processo  di  “autonomizzazione”  delle Comunità, anche rimodulando in tale direzione la finanza locale. Dovremo condividere con i Comuni i meccanismi di costituzione e di funzionamento delle gestioni associate di servizi e di possibili unioni tra loro. 
 
Le nostre priorità
  • Vogliamo  potenziare  e  qualificare,  nelle  scuole  e  nelle  istituzioni  culturali,  la  conoscenza della storia locale e del valore della nostra Autonomia come strumenti di educazione civica, ispirandoci  ai  valori  della  responsabilità  individuale  e  collettiva  della  convivenza  e  della solidarietà. 
  • Vogliamo avviare in condivisione con il Südtirol il processo di riforma del nostro Statuto di Autonomia con procedure che garantiscano il principio di intesa. 
  • Vogliamo   valorizzare   le   nostre   minoranze   linguistiche   ladina,   mochena   e   cimbra garantendo e favorendo l’uso della lingua e della cultura come fattori di conservazione di identità e di sviluppo delle popolazioni. 
  • Vogliamo  salvaguardare  la  Regione  come  spazio  istituzionale  e  luogo  politico  basati  sulla convivenza  e  preordinati  alla  cooperazione  e  concertazione  su  grandi  temi  di  comune interesse delle due Province. •    Vogliamo  potenziare  la  collaborazione  con  Tirolo  e  Alto/Adige  Südtirol el GECT  Euregio sviluppando progetti di specifica collaborazione negli ambiti della formazione, della ricerca, dei  trasporti,  della  tutela  dell’ambiente  alpino,  della  sanità,  del  turismo  e  garantirne  il pieno inserimento negli ambiti di tutela costituzionale e internazionale del nostro Statuto di autonomia. 
  • Vogliamo  potenziare  i  rapporti  con  i  paesi  e  le  regioni  europee,  in  particolare  alpine,  e valorizzare il nostro presidio istituzionale a Bruxelles. 
  • Vogliamo  definire,  nel  rispetto  delle  nostre  prerogative  statutarie  e  attraverso  norme  di attuazione,  un  accordo  con  lo  Stato  per  garantire  certezza  e  stabilità  ai  meccanismi  di finanziamento della nostra Autonomia e regolare i contenziosi in atto. 
  • Vogliamo  stabilizzare  ed  ampliare  la  nostra  autonomia  proponendo  assunzioni  di  nuove competenze tramite ulteriori norme di attuazione. 
  • Vogliamo   confermare   la   valenza   delle   Comunità   di   Valle   come   luogo   politico   di elaborazione  e  condivisone  della  pianificazione  sociale  e  di  sviluppo  socio  economico  dei territori  e  di  confronto  e  supporto  per  l’attivazione  di  gestioni  associate  condivise  con  i Comuni. 
  • Vogliamo riformare l’assetto istituzionale delle Comunità di Valle snellendo le assemblee e garantendo maggiore partecipazione ai Comuni. 
Consigliere Chiara Avanzo Euregio Regione Trentino Alto Adige Provincia autonoma di Trento