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Il futuro dell'Autonomia: la vera sfida di questa legislatura.<< Torna indietro

Il futuro dell'Autonomia è un tema che dobbiamo affrontare con concretezza ed in tempi rapidissimi: è la vera sfida di questa legislatura.
 
L'anno che si sta per concludere è stato difficile, complesso, ricco di mutamenti, ed abbiamo dovuto affrontare, in questo inizio di mandato, problematiche che hanno spostato l'attenzione altrove. Prima di tutto la spinosa questione dei vitalizi, che abbiamo ereditato dal passato ma che ha pesato anche sulle spalle di chi, come me, si è seduta per la prima volta nell’aula del Consiglio provinciale e regionale. E poi la crisi economica, che non cessa di far sentire i propri effetti anche qui, nonostante il nostro essere Regione a Statuto speciale ci abbia permesso di intervenire con puntualità e tempestività dove possibile. Ma è soprattutto la nostra Autonomia ad essere stata messa in discussione da più parti, quasi fosse la causa dei mali dell'Italia. Tra pochi giorni, a Roma, riprenderà la discussione della riforma del Titolo V della Costituzione. Un passaggio delicato, importantissimo per il futuro del Paese e che va seguito con particolare attenzione. I gruppi di lavoro che vigileranno sull'iter legislativo, voluti dai Presidenti Rossi e Kompatscher, sono sicuramente una importante garanzia, ma dobbiamo lavorare qui per formare una nuova carta dell'Autonomia, capace di essere lo strumento per tutelarla e rilanciarla. Abbiamo bisogno di vedute ampie, che vadano oltre l’emergenza che stiamo vivendo.  Occorre prima di tutto ritrovare una progettualità di ampio respiro, capace di portarci oltre la soluzione del problema immediato. Si tratta di mutare la mentalità non solo politica, ma di tutta la nostra comunità. 
Oggi dobbiamo avviare una nuova fase costituente regionale.  
 
E' un’occasione che non dobbiamo perdere. Certo mettere mano allo Statuto è un qualcosa che va fatto con estrema attenzione, ma abbiamo bisogno di dare una nuova base alla nostra Regione, di armonizzare ulteriormente i rapporti tra Trento e Bolzano e di ragionare in una nuova prospettiva europea. 
Prospettiva che deve nascere dal basso, deve partire dalle persone. L’Euroregione è uno straordinario traguardo: oggi dobbiamo trasformare quello che è ancora un progetto politico in qualcosa di reale, di concreto. Abbiamo bisogno che i cittadini comincino ad esserne davvero partecipi, a godere dei servizi che la reale e fattiva collaborazione tra i tre Land potrebbe mettere a loro disposizione. 
 
Per arrivare a questo, la nostra Regione deve prima di tutto recuperare un ruolo politico importante, deve tornare ad essere il luogo di incontro tra la realtà trentina e quella sudtirolese.  
E' sbagliato pensare che le due Province possano essere due entità autonome a sé stanti, senza una cornice che sia luogo primario d'incontro: innanzitutto tradirebbe la realtà storica, che ci ha visto camminare insieme per oltre un millennio, ma soprattutto creerebbe un pericoloso frazionamento della nostra realtà. Gli interessi di Trento e Bolzano sono coincidenti e solo insieme siamo in grado di difenderci dalle ingerenze esterne. Inseriti nel contesto nazionale, ed ancor più in quello europeo, siamo una realtà piccola, appena un milione di abitanti. Ecco perché spezzarci in due, ridurci della metà, non sarebbe di giovamento per nessuno, se non per i detrattori della nostra stessa specialità. Ma il futuro è già davanti a noi: di fatto la nostra è già una regione europea, dove diverse culture si incontrano e si confrontano e trovano accordi per il comune interesse. Si deve però pensare ad un nuovo modo di concepire l'ente, che sia organo politico, nel senso più alto del termine, e non amministrativo, portavoce delle istanze dell'intero territorio e interlocutore forte a Roma come a Bruxelles.
 
Se la nostra Regione riuscirà a concretizzare questo progetto, anche grazie ad un nuovo Statuto che dia una nuova solida base, allora il ponte che unisce sud e nord delle Alpi sarà ancora più saldo e resistente. Voglio spingermi più là, immaginando cosa il GECT, il Gruppo Europeo di collaborazione territoriale, potrà rappresentare negli anni a venire, se sapremo trasformarlo in uno strumento in grado avviare una reale sinergia, ad esempio in campo accademico, con la circolazione delle idee, con scambi sempre più duraturi tra studenti e insegnanti, liberi di spostarsi tra Trento, con la sua naturale apertura verso il cuore mediterraneo dell’Europa, e Innsbruck, catalizzatore delle idee continentali.  E lo stesso si potrebbe pensare nel mondo della sanità, con una capacità, agendo lungo l’asse dell’Adige e dell’Inn, di creare sinergie eccezionali, anche a livello accademico, e di mettere in campo strumenti nuovi, con importanti ricadute per i cittadini di questa terra. Solo se la politica sarà capace di creare opportunità che la gente potrà cogliere, tutto questo diventerà una realtà.
 
Ecco perché occorre ripensare il nostro Statuto in modo che sia capace di divenire strumento sempre più aperto e dinamico, di rispondere alle esigenze di un contesto nazionale ed internazionale in mutamento, armonizzando ulteriormente i rapporti tra Trento e Bolzano prima, e con Roma e Innsbruck poi, ma soprattutto di mantenersi saldo nella tutela della nostra specialità in ambito nazionale.  
In questo consiste dunque l’Autonomia responsabile, un’autonomia capace di sognare il futuro e tracciare la via per raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi.
 
Chiara Avanzo
Presidente del Consiglio regionale
 

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Consigliere Chiara Avanzo Euregio Regione Trentino Alto Adige Provincia autonoma di Trento