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Congresso PATT: il coraggio delle scelte<< Torna indietro

Le montagne non sono per noi un ostacolo, ma sono un punto di osservazione privilegiato, dal quale possiamo guardare lontano. 
Ed è da qui che dobbiamo e possiamo spiccare il volo, con coraggio, per raggiungere nuovi obiettivi, nuovi traguardi.
 
Essere autonomisti, dunque, non significa arroccarsi sulle nostre posizioni, limitandoci a difendere ciò che abbiamo. 
Le nostre tradizioni, la nostra appartenenza ad un popolo che si identifica per storia e affinità culturale a nord e a sud delle Alpi è fuori discussione. 
 
Ma forti di queste solide radici, dobbiamo essere invece promotori di innovazione, dobbiamo essere capaci di mettere in campo soluzioni nuove, di essere davanti agli altri.
 
Insieme  a Bolzano, dobbiamo ora riformare il nostro Statuto d'Autonomia, essere capaci di mettere mano ad un testo che dovrà essere la chiave per garantire il benessere ai nostri figli. 
 
Per questo dobbiamo procedere velocemente, ma con attenzione e cautela, perché non possiamo commettere passi falsi. 
Le spinte centraliste a livello nazionale sono forti e sappiamo quanto la nostra economia, le innovazioni che abbiamo già saputo mettere in campo, possano attrarre coloro che già parlano di macroregioni alpine, magari separando le due Province e accorpando il Trentino a realtà a Statuto ordinario, spezzando un percorso che ci vede legati a Bolzano/Bozen e Innsbruck da moltissimo tempo.
 
Il nostro dovere è ribadire innanzitutto che l'Autonomia è il frutto di un percorso storico millenario, che ci vede sì legati al Tirolo storico, ma che è soprattutto parte integrante di un popolo che ha fatto la storia dell'Europa e che ha sempre avuto una propria precisa identità.
 
Abbiamo dimostrato di essere un territorio capace di autogovernarsi, con proprie regole, per il bene di tutti gli abitanti. 
 
Non dobbiamo mai dimenticare la lezione che abbiamo appresa nel tempo, anche osservando quello che accade in regioni a noi confinanti: non si può governare un territorio di montagna dalla pianura.
Ed è forse questa anche la chiave di lettura principale della nostra stessa autonomia. 
Essere autonomi significa conoscere le proprie valli e i problemi che vivono.
 
In Trentino, quelli che sulla carta possono essere pochi chilometri, possono rivelarsi distanze importanti, creando differenze sostanziali tra due realtà apparentemente limitrofe.  
 
Sono convinta che proprio la capacità di autogovernarsi delle singole comunità sia la più grande risorsa della nostra terra.
 Sappiamo che non possiamo pensare che tutte le soluzioni vengano trovate a Trento, perché spesso solo chi vive sul territorio può davvero conoscerne le dinamiche. 
Impossibile quindi pensare a qualcosa di diverso quindi dalla nostra Autonomia, a qualcuno che ci imponga regole da lontano.
 
A chi vorrebbe separare il Trentino dall'Alto Adige/ Südtirol, voglio ricordare che i trentini, insieme agli abitanti dell'attuale sudtirolo, sono stati protagonisti della storia mitteleuropea, che hanno saputo sfruttare la propria posizione di ponte tra il nord e il sud delle Alpi cogliendo gli aspetti migliori di entrambe le realtà. 
 
Oggi, forti proprio di questa consapevolezza, dobbiamo avere fiducia in quello che sapremo fare e nelle persone che ci aiuteranno in questa fase di mutamento. 
Dovremo essere laboratorio, capaci di essere capofila e in questo, in due anni e mezzo di legislatura, abbiamo già dimostrato di avere una marcia in più. 
 
Quello che ci attende non sarà un percorso facile e proprio nell'aula che ho l'onore di presiedere, si dovrà giocare la partita più importante, quella di trovare ancora una volta la piena sinergia con Bolzano/Bozen. Insieme noi siamo una forza, abbiamo la capacità di fare massa e di far valere le nostre ragioni. 
Separati siamo due piccole realtà. 
 
Sicuramente dovremo rivedere il ruolo della Regione, oggi un contenitore quasi privo di contenuto. Dovremo capire come far tornare a lavorare insieme le due Province su tutte quelle competenze che razionalmente devono essere condivise. Penso alla viabilità, all'ambiente, alla sanità, alla ricerca. 
Temi che non possono esaurirsi al confine di Salorno e che necessitano di una visione comune.  
 
Potremo creare una casa comune con un nuovo nome, un nuovo ruolo, ma dovrà sempre esistere un punto di raccordo tra noi e Bolzano. 
Il Consiglio regionale, in quest'ottica, sarà chiamato a svolgere il suo ruolo principale, ovvero quello di luogo di incontro e scambio, luogo di confronto dove le idee possono prendere forma e dove più di un milione di abitanti può fare sentire, insieme, la propria voce.
 
E con Bolzano/Bozen stiamo anche costruendo una straordinaria realtà, una regione europea che, unendoci a Innsbruck, recupera da una parte il legame storico, ma soprattutto offre nuove opportunità e che potrà essere la vera sfida del domani. 
 
Ma oggi siamo chiamati a fare una scelta sul futuro del nostro partito e, quindi, inevitabilmente, sul futuro della nostra stessa terra. 
 
Io ho fiducia.
 
Sono certa che, qualunque scelta sarà fatta, il Partito Autonomista Trentino continuerà essere protagonista del processo di cambiamento e potrà giocare un ruolo determinante anche negli anni a venire.
 
La cosa più bella che un genitore possa insegnare al proprio figlio è come andare avanti senza di lui. 
Questo è quello che noi siamo chiamati a fare: ricordare quanto ci hanno insegnato i nostri padri, quanto hanno lottato per garantire il futuro alla nostra Autonomia ed essere capaci di dare gli strumenti ai nostri figli per poter continuare sul cammino tracciato.
 
Un cammino che possa proiettare il Trentino nel futuro.
 
Grazie.
Chiara Avanzo

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Consigliere Chiara Avanzo Euregio Regione Trentino Alto Adige Provincia autonoma di Trento