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Chiusura del Brennero: un atto gravissimo
Il falò del sogno europeo nell'articolo pubblicato dal quotidiano l'Adige il 26 febbraio 2016
 
Anche il più grande incendio può partire da un fiammifero e la possibile chiusura del confine del Brennero è già un piccolo falò nel cuore dell’Europa. Un fuoco che rischia di incenerire il sogno europeo, quello che tutti noi abbiamo condiviso e vissuto in questi ultimi vent’anni e che oggi potrebbe sgretolarsi di fronte a limiti che appaiono sempre più evidenti. La mancata capacità di creare una politica comune sul tema dell’immigrazione, una delle emergenze umanitarie più gravi che il nostro Continente si sia trovato ad affrontare nel secondo dopoguerra, ha evidenziato ancora una volta come l’Europa unita, costruita purtroppo su condivisi interessi economici e non su un comune senso di appartenenza, sia debole in assenza di una vera visione comunitaria che parte dal basso. Non siamo ancora riusciti a costruire una vera Europa dei popoli e quello che sta accadendo al Brennero ne è la dimostrazione. Anche l’accordo di Londra, firmato nei giorni scorsi, testimonia come la coscienza europea sia in realtà lontana dall’essere un sentimento così diffuso.
La chiusura del confine del Brennero, che appare ormai quasi inevitabile di fronte alle dure prese di posizione austriache, sarebbe un atto gravissimo, un requiem per quanto siamo riusciti a costruire fino ad oggi. Non è una questione di secondaria importanza, qualcosa che si limita a un paio d’ore in più di coda per attraversare il confine: è il crollo di uno dei principi fondamentali dell’Europa unita, quell’assenza di confini che ha permesso di gettare le basi dell’Euregio e ricostruire quel rapporto che ha sempre unito la nostra terra e il nord delle Alpi. 
Le dinamiche alla base della scelta di Vienna sono complesse e certamente vi è quello che, dall’Austria, è visto come un problema, ovvero quello di un flusso migratorio che appare loro incontrollato. Tuttavia la chiusura del confine non è la soluzione.
La nostra terra, che nella sua storia ha conosciuto il dramma dell’emigrazione e quello dell’essere profugo, non può sottrarsi al dovere dell’accoglienza, ma occorre che vi siano regole certe e un controllo efficace. Le garanzie fornite dal Ministro Alfano ai tre presidenti dell'Euregio rappresentano un primo importante passo, ma dobbiamo continuare a ribadire il nostro no alla costruzione di nuovi muri, ideologici prima che fisici.
Non dobbiamo dimenticare che quanto accade è il frutto di politiche che nascono molto lontano da Trento e Bolzano. Le conseguenze del ripristino del confine non sono solo sociali, ma soprattutto economiche: penso alle tante imprese trentine che esportano verso nord, ai rapporti commerciali tra Trento e Innsbruck, all’afflusso turistico proveniente dal nord, così come per Innsbruck quello dal sud, che inevitabilmente privilegerebbe altri accessi all’Italia, a quel punto certamente più veloci. Anche per questo trentini e altoatesini devono far sentire forte la propria voce, devono rimarcare a Roma come a Vienna la volontà di mantenere aperto un confine che oggi è superato dalla storia. 
Dobbiamo in questa fase essere uniti, anche insieme agli amministratori del Tirolo, e far sentire la nostra voce unitariamente, con azioni politiche trasversali che possano garantire un futuro non solo alla nostra Regione europea, ma all’Europa intera.

Chiara Avanzo
Presidente del Consiglio Regionale Trentino Alto Adige - Südtirol
 

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Consigliere Chiara Avanzo Euregio Regione Trentino Alto Adige Provincia autonoma di Trento