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Accordo Stato / Provincia autonoma di Trento<< Torna indietro

“UN PATTO DI GARANZIA IN UNA LOGICA DI PROTEZIONE”

Alcuni elementi chiari e definiti, un “patto di garanzia tra province, regione e stato” per poter disporre di uno “strumento certo e in una logica di protezione da ogni ulteriore eccesso quali quelli a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni”.
E’ questo il “cuore” del patto tra Stato e Province, stipulato il 15 ottobre scorso a Roma, per definire l’entità del concorso al risanamento dei conti pubblici. La Provincia autonoma di Trento si è posta in prospettiva di difesa, ma anche di collaborazione, ha detto il Presidente Ugo Rossi, una collaborazione finalizzata alla revisione dei rapporti finanziari e al raggiungimento di un accordo complessivo, nel quadro di forte criticità dei rapporti con lo Stato.
 
I numeri riproposti da Rossi in Consiglio provinciale li abbiamo letti nei giorni scorsi e il Governatore, che ha concordato con il Presidente Dorigatti di comunicare all’aula i termini dell’accordo prima del passaggio in Giunta, ha ripercorso brevemente le tappe dei rapporti finanziari con lo Stato a partire dall’accordo di Milano e dalle relazioni finanziarie Stato-provincia intervenute dopo quel passaggio; il varo di continue manovre finalizzate al pareggio del bilancio statale e all’assolvimento di impegni con la comunità europea e i conseguenti contenziosi e ricorsi alla Corte da parte della Provincia per la lesione delle prerogative autonomistiche.
Oggi a Roma le province hanno espresso disponibilità alla revisione titolo VI dello Statuto con obiettivi di certezza, programmabilità delle risorse, equità nella determinazione dei concorsi e sostenibilità in relazione all’esercizio delle norme di attuazione e delle deleghe. 
 
L’accordo di Milano si prefiggeva di stabilire un contributo fisso quale concorso agli obiettivi di finanza pubblica. Il patto di Roma riconosce la possibilità dello Stato di intervenire solo nel caso di manovre straordinarie e per finalità e periodi definiti, fino ad un massimo di 10+10% di concorso (ovvero 38+38 milioni di euro): “un parametro fisso di legittimità dell’intervento statale”. Una limitazione apprezzabile, ha osservato Rossi, nel senso della limitazione “con effetto protettivo e non elusivo rispetto alla normativa vigente, una garanzia reciproca che impedisce interventi aldilà dei parametri previsti dall’accordo”. 
Il ritiro dei contenziosi da parte della Provincia autonoma di Trento (per un valore di 3 miliardi di euro), ha precisato Rossi, interverrà solo in subordine al recepimento dei contenuti dell’accordo nella legge di stabilità 2015.
 
Infine, un incisivo preambolo all’accordo, definito da Rossi “di grande portata” sottrae regione e province autonome da ulteriori obblighi e oneri derivanti da manovre statali di finanza pubblica (come quella che si sta confezionando in queste ore).


DI SEGUITO LA COMUNICAZIONE CHE IL PRESIDENTE ROSSI HA FATTO AL CONSIGLIO PROVINCIALE.

Premessa 
L’attuale  quadro  dei  rapporti  finanziari  delle  Province  con  lo  Stato presenta  aspetti  di  criticità  che  hanno  reso  non  più  procrastinabile  una revisione  concordata  del  titolo  VI  dello  Statuto  per  consentire  il ripristino  delle  prerogative  dell’autonomia  delle  Province,  sancita  cinque anni fa con l’accordo di Milano e fino ad ora fortemente penalizzata dalle manovre finanziarie statali.  
Con  l’accordo  di  Milano,  con  il  quale  si  è  data  attuazione  alla  legge delega  n.  42/2009  in  materia  di  federalismo  fiscale,  era  stato  definito  un modello di finanza provinciale orientato a correlare la finanza provinciale alla   dinamica   dell’economia   del   territorio;   a   sottrarre   le   relazioni finanziarie  tra  lo Stato  e  le  Province  alla  discrezionalità  delle  decisioni statali in una logica pattizia; a rafforzare la programmabilità delle risorse; a   riconoscere   unitarietà   all’ordinamento   finanziario   provinciale   con riguardo  a  tutti  gli  enti  del  settore  pubblico  locale.  Con  specifico riferimento  al  concorso  del  settore pubblico  provinciale  agli  obiettivi  di perequazione  e  solidarietà  nonchè  agli  obiettivi  di  finanza  pubblica, l’accordo prevedeva i seguenti contributi:
  • eliminazione  della  quota  variabile,  della  somma  sostitutiva  dell’IVA all’importazione e dei trasferimenti statali a valere sul leggi di settore;
  • assunzione di oneri relativi all’esercizio di funzioni delegate nonché per il finanziamento di interventi nei territori confinanti.
In aggiunta a tale concorso era previsto un meccanismo consensuale per la definizione annuale del  patto di stabilità incentrato sui saldi di bilancio. Complessivamente  con  le  predette  misure  il  concorso  posto  a  carico della  Provincia  di  Trento  è  risultato  pari  a  568  milioni  di  euro,  dei quali 100 milioni per le deleghe e i territori confinanti. L’accordo  del  2009  è  stato  condiviso  in  un  contesto  di  economia  e  di finanza pubblica profondamente diverso da quello successivo e attuale. In quelle  circostanze  gli  indicatori  economici  preludevano  all’uscita  dalla grave   crisi   economico-finanziaria   che   aveva   investivo l’economia mondiale,  europea  e  nazionale;  inoltre  il  sistema  nazionale  beneficiava ancora del forte ancoraggio al sistema della moneta unica europea.  

Successivamente   all’accordo   di   Milano,   per   fronteggiare   la   grave emergenza della finanza pubblica nazionale originata dalla crisi dei debiti sovrani,   lo   Stato      ha   varato   manovre   di   finanza   pubblica   di straordinario  rilievo  finalizzate  al  pareggio  strutturale  del  bilancio pubblico e all’assolvimento degli altri impegni assunti in sede europea.  Tali  manovre  hanno  determinato  fortissimi  impatti  sia  dal  punto  di  vista finanziario    che    nei    contenuti    normativi,    lesivi    dell’ordinamento regionale/provinciale. 

Relativamente agli effetti finanziari quindi le manovre statali dei diversi Governi  hanno  comportato  per  la  Provincia  di  Trento  una  minore disponibilità  di  risorse  (a  titolo  di  riserve  all’erario,  accantonamenti  sul bilancio statale e obiettivi di  miglioramento del patto di stabilità interno) pari a circa 950 milioni di euro per l’anno 2014 (dei quali circa 520 milioni in  termini  di  accantonamenti  e  riserve  all’erario),    con  un’incidenza  sul bilancio prossima al 21%. Considerando anche il concorso già assicurato dalla   Provincia   con   l’accordo   di   Milano,   l’impatto   complessivo   ha raggiunto l’importo di 1,5 miliardi (dei quali circa 1.085 milioni derivanti dalla  somma  di  accordo  di  Milano,  accantonamenti  e  riserve  all’erario), pari al 33% dei volumi finanziari.  
 
Il  processo  di  recupero  del  quadro  finanziario  del  Paese  ha  coinvolto l’autonomia  del  Trentino  Alto  Adige,  indipendentemente  dall’osservanza dei  presidi  statutari,  con  evidenti  lesioni  delle  prerogative  legislative  e finanziarie della Regione Trentino Alto Adige e delle Province autonome di Trento e di Bolzano: il che ha dato luogo ad una serie di ricorsi avanzati dalla Provincia di Trento dinanzi alla Corte Costituzionale. I  ricorsi  vertono  principalmente  su  quattro  tipologie  di  violazione dell’ordinamento finanziario provinciale: 
  • la  previsione  di  riserve  all’erario  non  riconducibili  alle  condizioni previste  dagli  articoli  9  e  10bis  delle  norme  di  attuazione  in  materia finanziaria (d.lgs. n. 268/1992);
  • l’introduzione  di  nuove  modalità  di  concorso  agli  obiettivi  di  finanza pubblica non previste dallo Statuto (accantonamenti);  
  • la definizione unilaterale dell’entità dei concorsi in termini di patto di stabilità; - l’applicazione anche alle Province di misure specifiche e di dettaglio per il contenimento della spesa. 
In  merito  ai  contenziosi  in  atto, va evidenziato  un  significativo  processo evolutivo  della  giurisprudenza  costituzionale,  registrato  negli  anni  più recenti,  diretto  a  creare  un  rafforzamento  delle  prerogative  statali  con riguardo alla finanza pubblica. Ciò ha determinato un alea non trascurabile sugli esiti dei ricorsi, con particolare riferimento agli accantonamenti e alle misure di  razionalizzazione e di contenimento della spesa.  La Provincia si è pertanto posta non solo in una prospettiva di difesa verso lo   Stato,   ma   ha   attivato   percorsi   di   collaborazione   con   lo   Statomedesimo, finalizzati anche al superamento del contenzioso costituzionale, avanzando fin dal 2012 proposte di revisione dei rapporti finanziari con lo Stato. 
 
Negli  ultimi  mesi,  le  Province  hanno  quindi  prospettato  l’esigenza  di definire un accordo complessivo con lo Stato, con il quale trovare idonea soluzione  alle  predette  criticità  per  la  salvaguardia  delle  prerogative dell’autonomia e per concorrere al rispetto dei vincoli di finanza pubblica nazionale derivanti dall’appartenenza all’Unione Europea. Le Province hanno in particolare espresso la disponibilità ad una revisione del  Titolo  VI  dello  Statuto  che  definisca  il  concorso  delle  stesse  agli obiettivi di solidarietà e perequazione e di riequilibrio della finanza statale, che assicuri:
  • certezza   e   programmabilità   alle   risorse   delle   Province,
  • considerate  presupposti  necessari  per  la  tutela  dell’autonomia finanziaria;
  • equità nella determinazione dei concorsi;
  • sostenibilità dei concorsi per la finanza statale delle Province in relazione  all’esercizio  delle  competenze  attribuite  dallo  Statuto  e dalle relative norme di attuazione. 
La  proposta  delle  Province  è  quindi  diretta,  secondo  un  criterio  di reciprocità,   alla   cessazione   del   contenzioso   con   lo   Stato   e   alla stabilizzazione dei  saldi di bilancio. Il  confronto  con  lo  Stato  ha  da  ultimo  consentito  di  prospettare,  in data 15 ottobre 2014, un accordo che determina i seguenti effetti.


Concorso agli obiettivi di finanza pubblica

Fino al 2017 il concorso annuo a carico del bilancio della Provincia risulta 
essere il seguente: 
  1. concorso in termini di accantonamenti sul bilancio statale e di obiettivi di  miglioramento  del  patto  di  stabilità  interno:  837  milioni  di  euro. Nell’ambito  di  tale  importo  gli  accantonamenti,  che  rappresentano  un contributo al pagamento degli oneri del debito pubblico, sono pari a 413 milioni  di  euro  (per  la  Provincia  di  Trento  tale  importo  corrisponde  a circa lo 0,5% dei predetti oneri);
  2. concorso a titolo di riserve all’erario: circa 180 milioni di euro;  per un totale di circa 1.017 milioni di euro (nell’ambito di tale importo gli accantonamenti  e  le  riserve  all’erario  ammontano  a  circa  590  milioni  di euro).  Sommando  a  tale  importo  anche  il  concorso  garantito  in  base all’accordo  di  Milano  il  valore  complessivo  risulta  pari  a  circa  1.585 milioni di euro (la somma tra accordo di Milano, accantonamenti e riserve risulta pari a circa 1.160 milioni di euro).
Dal  2018  viene  meno  il  concorso  in  termini  di  patto  di  stabilità  e  il contributo  in  termini  di  accantonamenti  si  riduce  di  circa  34  milioni  di euro, mentre dal 2019 vengono meno anche le riserve all’erario. Pertanto: 
  • nel  2018  il  concorso,  al  netto  dell’Accordo  di  Milano,  è  pari  a  560 milioni di euro, comprensivo di 180 milioni di euro di riserve all’erario;
  • dal  2019  il  concorso,  al  netto  dell’Accordo  di  Milano,  è  pari  a  380 milioni di euro e non è soggetto ad alcun aggiornamento fino al 2022; dal 2023 è previsto l’aggiornamento in relazione alla variazione annua degli oneri del debito pubblico nazionale.  
I predetti concorsi conseguono ad un criterio di ripartizione dei contributi a titolo di  accantonamenti basato, secondo quanto previsto dall’accordo, sull’incidenza  del  prodotto  interno  lordo  del  territorio  di  ciascuna Provincia  sul  prodotto  interno  lordo  regionale;  criterio  che  riflette  la capacità economica di ciascun territorio provinciale. L’applicazione di tale criterio determina un incremento del contributo della Provincia di Trento pari a circa 40 milioni di euro, a fronte del quale la Provincia di Bolzano riconosce spazi finanziari a valere sul patto di stabilità per circa 34 milioni di euro. 
 
L’accordo  prevede  l’uscita  da  patto  di  stabilità  della  Regione  e  delle Province   dal   2016.   Da   tale   data   trova   applicazione   la   disciplina concernente gli equilibri di bilancio di cui all’art. 9 della legge n. 243/2012 che  ha  recepito  la  riforma  costituzionale  del  2012  in materia  di  pareggio del  bilancio. Peraltro,  fino  al  2017  la  Regione  e  le  Province  devono garantire i concorsi agli obiettivi di finanza pubblica previsti dall’accordo escludendo  che  lo  Stato  possa  modificare  l’attuale  entità  del  concorso anche  in  termini  di  patto  di  stabilità  al  di  fuori  di  quanto  previsto dall’accordo medesimo. 
Nell’ambito  dei  concorsi  sopra  indicati  verranno  scomputati  gli  oneri riferibili  alle  nuove  deleghe  in  materia  di  funzioni  amministrative, organizzative  e  di  supporto  alla  giustizia,  di  agenzie  fiscali  e  quelle inerenti il Parco nazionale dello Stelvio, in attuazione dell’art. 1,  comma 515  della  legge  n. 147/2013;  oneri  stimabili  in  circa  50  milioni  di  euro annui. Ipotizzando l’attivazione delle nuove deleghe dal 2015, lo scomputo inciderebbe  in  riduzione  sul  concorso  in  termini  di  accantonamenti  e  di riserve  all’erario  definito  per  il  medesimo  anno  in  circa  590  milioni  di euro. 
L’accordo di Milano si prefiggeva di stabilire un contributo fisso quale concorso  agli  obiettivi  di  finanza  pubblica  (568  milioni  di  euro),  oltre  al concorso in termini di patto di stabilità da definire consensualmente. Tale approccio ha determinato la violazione da parte dello Stato delle barriere poste dallo Statuto a tutela della finanza provinciale. 
 
Nella   consapevolezza   dell’attuale   scenario   economico   finanziario,   il nuovo  accordo,  innovando  l’attuale  assetto  normativo,  responsabilmente riconosce  la  possibilità  per  lo  Stato  di  poter  intervenire  in  presenza  di eventuali   eccezionali   esigenze   di   finanza   pubblica,   limitando   tale possibilità  ad  un  incremento  del  contributo  provinciale  nella  misura massima del 10% per periodi di tempo definiti.  
Con  lo  stesso  principio,  il  nuovo  accordo  riconosce  altresì  allo  Stato  la facoltà  di  intervenire,  nel  caso  in  cui  debbano  essere  emanate  manovre straordinarie per assicurare il rispetto dei vincoli europei concernenti i saldi di bilancio, con un ulteriore incremento dei contributi a carico delle autonomie  per  un  periodo  definito,  limitando  tale  possibilità  ad  un ulteriore 10%. Si sottolinea che questi ultimi meccanismi di flessibilità non costituiscono un  indebolimento  del  sistema  dei  concorsi  posti  a  carico  della  Provincia, ma  definiscono  un  parametro  fisso  di  legittimità  per  l’intervento statale.  La  reciproca  garanzia  derivante  da  tale  flessibilità  impedisce quindi  interventi  di  finanza  pubblica  statali  estranei  ai  parametri  definiti dall’accordo e precostituisce gli elementi oggettivi di verifica nell’ambito di eventuali giudizi avanti alla Corte costituzionale, oggi non rinvenibili.


Riserve all’erario

L’accordo recepisce a livello statutario il principio che lo Stato non può prevedere   riserve   erariali   per   il   raggiungimento   di   obiettivi   di riequilibrio della finanza pubblica, codificando l’attuale portata dell’art. 9, comma 1, del d.lgs. n. 268/1992. Ferma  restando  quanto  sopra,  fino  al  2018  permangono,  in termini  di concorso,  gli  importi  riferibili  alle  riserve  erariali    già  disposte  dalla normativa statale, stimabili per la Provincia di Trento in circa 180 milioni di euro annui.  


Deleghe 
 
Come  anticipato,  l’accordo  si  inquadra  anche  nella  disciplina  prevista dall’art.  1,  comma  515,  della  legge  147/2013  concernente  l’attribuzione alle   Province   delle   deleghe   in   materia   di   funzioni   amministrative, organizzative  e  di  supporto  alla  giustizia,  di  agenzie  fiscali  e  quelle inerenti il Parco nazionale dello Stelvio.  In  questa  prospettiva  viene  assecondato  il  percorso  delle  norme  di attuazione  dello  Statuto,volte  a  concretizzare  tali  deleghe,  sulla  base  di un quadro finanziario predefinito.  

 
Credito d’imposta  

Novità particolarmente significativa contenuta nell’accordo è rappresentata dalla disciplina del “credito d’imposta” da attivare -con riferimento a tutte le  tipologie di  tributi  anche  statali  -  mediante  apposita  legge  provinciale, nel  rispetto  della disciplina  sugli  aiuti  di  Stato.  La  normativa  provinciale disciplinerà quindi la nuova modalità di erogazione di incentivi, contributi, agevolazioni,    sovvenzioni,    ecc,    prevedendo    un    meccanismo    di compensazione  della  Provincia  nei  confronti  dell’Agenzia  delle  entrate volto a coprire il credito d’imposta concesso.

Accise

L’accordo   contempla   inoltre   una   procedura   di   accelerazione   nella determinazione  delle  quote  di  gettito  delle  accise  sui  combustibili  da riscaldamento,  favorendo  un  rapido  versamento  delle  quote  di  spettanza della Provincia a partire dal 2010.  

Mutui dei comuni

L’accordo autorizza inoltre la Provincia a intervenire per la riduzione del debito  dei  comuni  del  territorio,  utilizzando  le  proprie  disponibilità  di cassa,  con  anticipazioni  di  fondi  ai  comuni  medesimi.  Tale  disposizione consente di ridurre il debito del settore pubblico provinciale, di mobilitare utilmente risorse finanziarie in termini di liquidità e di ridurre l’onere per interessi passivi a carico degli enti locali.

Altri contenuto dell’accordo 
 
  • con  l’accordo  lo  Stato  si  è  impegnato  a  restituire  alla  Provincia  le riserve erariali previste dal comma 508, dell’art. 1 della legge 147/2013, a decorrere dal 2019, in quote annue di 20 milioni;
  • è  inoltre  previsto  l’impegno  da  parte  del  Governo  a  valutare  possibili ampliamenti  degli  spazi  finanziari  in  termini  di  patto  di  stabilità  in favore delle Province già con la legge di stabilità per l’anno 2015;
  • resta  inteso  che  il  ritiro  dei  ricorsi  pendenti  contro  lo  Stato  relativi all’impugnativa di leggi in  materia  di finanza pubblica è subordinato al recepimento dei contenuti dell’accordo nella legge di stabilità per l’anno 2015 ai sensi dell’art. 104 dello Statuto. 


 
In   sede   di   sottoscrizione   dell’accordo   il   Governo   si   è   impegnato politicamente  a  introdurre    nella  legge  di  stabilità  per l’anno  2015  anche una norma speciale per il pieno riconoscimento in capo alla Regione e alle Province  dell’autonomia  finanziaria  con  riguardo  alla  materia  del coordinamento della finanza pubblica, adeguando la propria legislazione ai  principi  costituenti  limiti,  in  base  allo  Statuto,  per  l’esercizio  delle rispettive  competenze  legislative.  Conseguentemente  verrà  riconfermato che  la  Regione  e  le  Province  provvedono,  per  sé  e  per  gli  altri  enti  del settore     pubblico     locale,     ad     adottare     autonome     misure     di razionalizzazione e contenimento della spesa.
Infine  l’accordo,  in  ragione  anche  della  particolare  valenza  politica  che esso  assume,  contiene  un  breve  ma  incisivo  preambolo.  Lo  stesso, innanzitutto,   codifica   che   esso   contiene   la   disciplina   dei   rapporti finanziari  tra  lo  Stato,  la  Regione  e  le  Province,  attribuendo  quindi carattere  di  esaustività  agli  obblighi  e  agli  oneri  posti  in  carico  alle autonomie. In particolare quindi l’accordo sottrae la Regione e le Province da  ulteriori  obblighi  e  oneri  derivanti  di  manovre  statali  di  finanza pubblica.  In  secondo  luogo  il  preambolo  prevede  che  l’accordo  sarà trasmesso  per  informazione  al  Cancelliere  della  Repubbica  d’Austria,ancorando  l’atto  al  quadro  di  tutela  internazionale  dell’autonomia  del Trentino-Alto Adige. 
 

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Consigliere Chiara Avanzo Euregio Regione Trentino Alto Adige Provincia autonoma di Trento